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Mimose

Parità di genere, ancora 100 anni per raggiungerla

L’8 marzo, noto come il giorno della Festa della Donna, nasce in realtà come giornata di riflessione sulle conquiste sociali, economiche e politiche ottenute dalle donne. Tutti passi necessari per raggiungere l’obiettivo principale: la parità di genere.

Questa giornata, nata nel 1909 negli Stati Uniti, è ora celebrata in tutto il mondo.

Dal 12 marzo 1922, data in cui per la prima volta fu organizzata la Giornata della Donna in Italia, sono stati compiuti numerosi passi avanti verso la conquista di diritti e la riduzione di disparità.

L’inserimento nell’Agenda 2030 dell’ONU dell’obiettivo numero 5, Parità di Genere, è però un chiaro segnale del fatto che i passi da compiere sono ancora molti.

La strada è lunga e tortuosa: secondo il Word Economic Forum saranno necessari ancora 100 anni affinché la parità di genere possa essere raggiunta a livello mondiale.

La parità di genere in Italia

Nel nostro Paese, così come in tanti altri, i divari di genere da colmare sono parecchi.

Secondo il Global Gender Gap Report 2020, pubblicato dal Word Economic Forum, dei quattro indici analizzati il più preoccupante è quello relativo alle opportunità e alla partecipazione alla vita economica, dove il divario da colmare è superiore al 40%. Potrebbe sorprenderci, ma ci troviamo al 117° posto in classifica su 153 Paesi.

L’aspetto più critico riguarda il divario salariale fra uomini e donne: in Italia è del 52,9%, il che significa che scendiamo al 125° posto in classifica.

Ma a livello pratico questo cosa significa? Per dirlo in cifre, le donne guadagnano in media 3.000€ lordi annui in meno rispetto ai colleghi uomini

La profezia che si auto avvera

Le motivazioni sottostanti questi divari sono molteplici: alla base vi è una mancanza di fiducia che, a parità di titolo di studio e di risultati conseguiti, porta le donne a ricercare lavori meno competitivi e meno remunerativi.

L’idea che le donne dirigenti siano una rarità provoca una sottostima delle loro possibilità. Il contesto sociale e culturale influenza la percezione della propria autoefficacia (in gergo tecnico: l’insieme delle credenze circa le proprie possibilità di raggiungere determinati obiettivi o di compiere certe azioni), più di quanto non lo facciano le effettive capacità.

Questo avviene anche nella scelta dei corsi di studio: l’idea che le bambine siano maggiormente portate per le materie umanistiche fa sì che, come in una sorta di profezia che si auto avvera, tendenzialmente ottengano risultati migliori in questo campo.

La conseguenza è una scelta maggiormente orientata a percorsi umanistici, che determina un divario di genere nei settori scientifico-tecnologici (cosiddetti STEM, dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

Se è vero che il modo in cui ci percepiscono gli altri determina la concezione che abbiamo di noi stessi, forse è giunto il momento di spiegare alle bambine (e anche ai bambini…) che il sesso non garantisce una particolare predisposizione per determinate posizioni o settori e che con impegno e con passione potranno arrivare dove desiderano.

E’ necessario renderci conto che tutti – imprese, persone e istituzioni – dobbiamo fare la nostra parte affinché quando queste bambine crescano le nostre parole possano diventare realtà.

Nel frattempo che cosa possiamo fare in concreto? Estendiamo la festa a tutto l’anno, e teniamo sempre davanti e con noi il tema della parità di genere, in tutte le sue declinazioni!

Marta Bergamaschi

Marta Bergamaschi

Mi occupo di comunicazione e sostenibilità. Nel tempo libero sono una fiera coltivatrice di un orto 100% sostenibile a km 0.

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